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L'allevamento ovicaprino viene tradizionalmente praticato allo scopo di utilizzare le zone di pascolo più impervie e meno adatte ai bovini. In gran parte l'allevamento è collegato alla transumanza verso le confinanti regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove gli animali svernano sfruttando i pascoli lungo i corsi dei fiumi Brenta e Piave.

La transumanza sta però incontrando sempre maggiori difficoltà sia di ordine sanitario sia colturale, poiché il pascolo invernale mal si concilia con ordinamenti produttivi specializzati.

In tempi recenti si è assistito ad una prima affermazione di un nuovo tipo di allevamento ovicaprino volto alla produzione del latte e alla trasformazione lattiero casearia.

L'allevamento caprino da latte trova esempi interessanti in Valle di Fiemme, in Valle di Ledro e Giudicarie, e ultimamente in Val di Pejo, dove gli allevatori operano in stretto collegamento con le strutture cooperative di trasformazione del prodotto.

Le razze caprine da latte più utilizzate sono la Camosciata delle Alpi e la Saanen. Un certo interesse stanno riscontrando anche le razze locali dell’arco alpino (Bionda dell’Adamello, Orobica ecc.).

La produzione di latte ovicaprino non è soggetta a limitazioni comunitarie e pertanto può rappresentare un'alternativa alla produzione di latte bovino.

Infine è necessario sottolineare che la Provincia Autonoma di Trento è regione capofila di un progetto comunitario di cooperazione transfrontaliera che porta il nome di Alpinet-gheep e vede coinvolti 16 partners di altre regioni dell’arco alpino.

Le finalità del progetto riguardano la promozione dello spazio alpino quale spazio economico e abitativo attraente e competitivo.

Le principali attività previste dal progetto sono:

  • sviluppo di strategie transnazionali per il rafforzamento socio economico del settore, interessando le produzioni di carne, latte e derivati, lana e prodotti artigianali;
  • programmazione di azioni informative, anche in concomitanza di eventi fieristici, per far crescere la consapevolezza sul contributo della pastorizia all’equilibrio ambientale, promuovendo il suo valore sociale e le attività ad essa collegate;
  • individuazione e restituzione su base cartografica delle aree e delle strutture utilizzabili per la pastorizia e definizione di manuali di buone pratiche per l’allevamento;
  • organizzazione di attività promozionali e formative finalizzate ad accrescere le possibilità di mercato e la competitività dei prodotti.

In collaborazione con le Facoltà di Agraria di Padova e di Milano è stato eseguito un monitoraggio sulle razze e popolazioni ovine e caprine della provincia.

Sono state individuate due popolazioni con caratteristiche tipiche:una riguardante la specie caprina nella zona della val dei Mocheni e zone limitrofe (capra Pezzata della Val dei Mocheni/Pletzet Goes Van der Bernstol) e l’altra per la specie ovina nella zona della val di Fiemme (Pecora Fiemmese o Tingola ricondu-cibile ed a scavalco con una razza della confinante provincia di Bolzano “Villnoesser Shaf”.

Per tutte e due le popolazioni la Provincia Autonoma di Trento ha presentato la richiesta di riconoscimento alla Commissione Tecnica Centrale dell’ Associazione Nazionale della Pastorizia di Roma con esito positivo, istituendo presso la Federazione Provinciale Allevatori i rispettivi Registri Anagrafici.

Notizie APOC su l’Agricoltore trentino
10/2008 - Rassegna ovi-caprina 2009
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APOC - Associazione produttori ovicaprini trentini